Digitale e Analogico: le due nature dell’esperienza.

ATTENZIONE: Il seguente post NON E’ una riflessione sul “virtuale vs reale”. Già ne trovate in giro.

Mi sono trovato a riflettere su queste due categorie, e le propongo (del tutto soggettivamente) come tipologie di esperienza che è possibile vivere, naturalmente avendo un occhio di riguardo verso l’apprendimento e la formazione.

Partiamo dalla linguistica: prima ancora di riferirsi all’informatica digitale significa discreto, e quindi quantificabile con un valore numerico esatto. Analogico invece è ciò che non è discreto, ossia abbraccia un continuum o un intero spettro.

Digitale sarà ad esempio la giustapposizione del rosso e del blu, dove possiamo discernere l’uno dall’altro. Analogica invece sarà la sfumatura ininterrotta che dal blu porterà al rosso, passando per il viola in tutte le gradazioni. Dove termina l’uno e incomincia l’altro?

Alcune esperienze di gioco mi hanno portato a questa osservazione, che poi ho sentito di poter allargare in senso molto più vasto.

Il nostro approccio alla conoscenza è spesso digitale, discreto. Usiamo impalcature di regole in cui far rientrare quel che stiamo acquisendo, si tratti di una strategia di gioco, di una materia di studio o di una competenza in via di sviluppo. Ogni regola ha dei “cassettini” sì/no, che ci permettono di organizzarci le nostre opportune “etichette mentali”. Ad esempio: “in inglese glass significa vetro (sì) ma anche bicchiere (sì) ma non significa bottiglia (no).”

“Questo si può fare, quello no”. Serve a darci indicazioni di massima su cosa da subito evitare, in modo da non sprecare tempo replicando gli errori altrui. Ed è sacrosanto… Un principiante in qualsiasi campo ragiona in questo modo; sì/no, a compartimenti stagni.

Tuttavia queste sono linee guida per la prima fase di apprendimento, a cui poi deve seguire la pratica autonoma. Se all’atto di ricevere conoscenze l’esperienza (teorica) è digitale, quando poi si passa alla pratica le cose si trasformano completamente, e il codice che detta le regole è analogico. Quindi non avremo più risposte binarie, ma esiti differenti e sfumati, non cristallizzabili. Ciò che per molte linee guida è NO, in certi casi si può tranquillamente fare.

Una “glass of water” balbettata in un supermercato al reparto delle casse di acqua minerale probabilmente funzionerà. Un errore di performance (o meglio una divergenza dalla sua forma ipotetica perfetta) viene naturalmente assorbito dal flusso dell’azione in corso, e spesso non verrà neppure percepito come tale.

Così l’attore e il musicista che hanno la disinvoltura di continuare a eseguire su una imperfezione uscita, o lo scacchista/stratega che pur avendo mancato di una qualche accortezza o tutela, continua il flusso dell’azione iniziato senza dare a vedere nulla al suo avversario.

Dunque, per tutti coloro che cercano di sviluppare capacità e competenze negli altri, ricordiamo di dar loro uno schema strutturato nel momento in cui li introduciamo a queste conoscenze, così che abbiano punti fermi. D’altro canto però non sputiamo sentenze mentre scelgono cosa fare, poiché la natura e il ruolo di un particolare all’interno di un processo possono essere visti solo a processo concluso.

CONCLUSIONI. In pratica…

– Quando metteremo in pratica qualcosa, non pensiamo a sistema binario. Le cose VISTE sembrano ben distinte. FARE è un’altra storia. Quel che facciamo nasce dalle nostre scelte, guidate dai dati ricevuti attraverso i sensi. E i nostri sensi hanno assorbito molto molto di più di quel che pensiamo: affidiamoci ad essi.

– Non possiamo decretare cosa sia giusto e cosa sbagliato: possiamo riconoscere cosa abbia funzionato e cosa no. Per far ciò, occorre l’equilibrio e la costanza di arrivare in fondo, e solo dopo valutare. Dal punto di vista dei boardgame questa consapevolezza non permette quindi di dire a priori “qual è la mossa forte?”, in quanto la risposta sarebbe spessissimo un leggero sorriso seguito da un: “Dipende…“. Nel trattare di giochi quindi non evidenzieremo mosse, ma circostanze.

– Ricordare un po’ più spesso la lezione di tacere e sospendere il giudizio fino a risultati svelati anche nelle scelte di vita migliorerebbe la qualità delle relazioni (e della vita stessa) di un bel po’.

Ale Friend

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