LEARNING ON (THE) BOARD: Il potere della spiegazione

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Sul web, ma anche in libri di formazione aziendale e management gira la massima che semplificare sia la cosa più difficile al mondo. Man mano che ampliamo le nostre conoscenze e padroneggiamo meglio il nostro ramo, capiamo che c’è del vero in queste parole.

Rendere semplice ciò che è (o può sembrare) complesso è un’arte che acquisiamo con parecchi anni di pratica, maturazione e saggezza. Fosse solo l’arte di rendere chiaro e semplice il nostro pensiero e il nostro linguaggio.

Questo è tra l’altro uno dei temi più caldi delle scienze dell’apprendimento, che riscontrano procedure spesso obsolete tanto nelle lezioni in aula quanto nei libri e supporti appositamente realizzati (verso tutte le fasce di età).

Vi chiedo infatti, di fronte ai manuali medi che studiate o leggete, quanto è presente una suddivisione in paragrafi, una associazione dei contenuti a differenti colori, o dei visual e piccole immagini che ancorino i concetti a delle icone, per non parlare di schemi che permettano di mappare i contenuti e vedere come si collegano. Io, di media, vedo libri editi con una lungimiranza pleistocenica, pure se ormai la psicologia cognitiva e dell’apprendimento qualche passo lo ha fatto.

Non è questa però la sede per invocare un cambiamento sociale e di mercato così ampio.

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Partiamo col presupposto che la nostra spiegazione, in questo caso di un gioco, non deve trasmettere NOZIONI, ma capacità operative che possano poi diventare COMPETENZE.

Il neofita non deve ripetere a memoria il regolamento (o la poesia), ma deve saper giocare, implementare quella conoscenza. Questa è anche, nella mia personalissima concezione, la differenza fra un Insegnante (insegna contenuti specifici) e un Formatore (sviluppa e struttura competenze che permangono al di fuori del contenuto).

La persona che stiamo seguendo non ha mai giocato in assoluto o non conosce questo specifico gioco, e dobbiamo metterlo in condizioni di giocare bene (se non alla pari) con chi già ne è pratico.

Se siete gamer sapete più che bene di cosa parlo. Se non siete gamer, l’ultima volta che vi è capitato che qualcuno vi spiegasse un nuovo gioco, un software o una procedura lavorativa snocciolandovi a cascata tutte le regole e i paragrafi, quanto lo avete capito?

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Il nocciolo è questo: come posso tradurre la mia conoscenza PRATICA (qui, il gioco) in una guida sequenziale che tu possa applicare subito?

Il mio scopo come spiegatore sarà dunque tradurre la mia conoscenza in una comunicazione efficace, che metta gli altri in condizione di agire da subito ottenendo i primi risultati – in questo caso entro il sistema di gioco.

E (come ambizione massima) come trasmetterti efficacemente il più ampio modello di pensiero che ho maturato, affinché ti guidi a decidere autonomamente?

Queste sono le domande toccate da chi vuole ottenere un apprendimento particolarmente efficace.

Naturalmente non esiste una risposta definitiva, ma dei principi di comunicazione efficace sono validi qui come altrove.

Tenere alta l’attenzione, usando battute, arguzie e coinvolgendo emotivamente gli ascoltatori in modo da evitare il tedio della lezioncina. Il public speaking, l’arte oratoria, sono il modello a cui attingere

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Semplificare, semplificare, semplificare: trasmettere solo le nozioni utili e subito applicabili, e procedere per gradi logici e sequenziali. Fornire poi riepiloghi e successivi piccoli approfondimenti.

All’inizio, solo direttive. Si arriverà in un secondo momento a poter dare le motivazioni e le osservazioni critiche.

Step 1: utilizza questo. Step 2, aggiungi quest’altro. Fatto anche il 3, controlli questa cosa qui. Te ne accorgi di esserci quando ti trovi davanti questo.

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Arricchire con esempi o immagini non appena si percepisce un po’ di macchinosità nella spiegazione. Le parole, quando si fanno elaborate, non lasciano una impressione forte nella memoria, cosa che la vista riesce in ogni momento a fare. Ricordiamo un discorso più per sommi capi, per idee di fondo che non per scaletta punto dopo punto. Ma una immagine vivida entra molto più a fondo in noi, resta indelebilmente e (nel caso di una procedura) si fa molto prima memoria neuro-muscolare. Nell’ambito dei giochi, i visual del tabellone e dei simboli, i colori e le varie operazioni permesse da ogni componente del gioco.

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Non posso qui non introdurre l’eccellente video lezione di TeOoh su come spiegare efficacemente un gioco.

Da una struttura così chiara, sequenziale e affidabile anche i neofiti più incerti traggono sicurezza. Essa delinea chiaramente cosa si può e non si può fare, poi basterà rompere il ghiaccio e andranno con le loro gambe.

Qualunque apprendista in qualsiasi campo ha inizialmente bisogno di due appoggi: semplicità e rassicurazione

Un buon metodo per noi docenti o formatori è semplicemente la capacità di ordinare in una scaletta equilibrata gli stimoli da fornire, in modo da garantire loro questi appoggi mentre crescono. Andando per gradi, porteremo infine la persona ad essere autonoma. Così nella spiegazione del boardgame, partendo dal mostrare come interagiranno i componenti, passando per una simulazione di turno di gioco e arrivando al test sul campo… anzi sul tavolo!

Imparando a padroneggiare queste competenze, sapremo fare delle spiegazioni da manuale, che hanno il pregio di portare risultati, visto che una spiegazione di gioco è una performance con un feedback immediato. Dopo aver spiegato, infatti, si gioca e si vede immediatamente quanto la spiegazione possa essere stata efficace!

Spiegate giochi, dunque, e fatelo come un vero e proprio training professionalizzante!

Ale Friend

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