PERCHE’ SI’: Patchwork

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Eccomi qui, con un’altra delle mie recensioni non tecniche ma gustative, culinarie, sui boardgame. Andando avanti in questo mondo sto sempre più rinsaldando la convinzione che il gamer divulgatore, quello che oltre a giocare con i più esperti coinvolge anche amici e curiosi, è una sorta di chef del divertimento sociale al tavolo.

Conosce tanti tanti sapori, sa come combinarli, e sa cosa proporre una volta conosciuti i commensali. Un buon divulgatore quindi offrirà ai suoi ospiti un piatto ludico di grande sapore, indirizzandoli a coglierne i toni e le caratteristiche e aiutando lo sviluppo di un loro gusto individuale e consapevole.

Parlerò ora di Patchwork, il filler (titolo breve e poco impegnativodi Uwe Rosenberg che negli scorsi mesi ha fatto tanto parlare di sé, compresa la menzione al prestigioso Spiel des Jahres, il premio tedesco per il Gioco dell’Anno. Il gioco è davvero semplice e intrigante, un rompicapo leggero ma da non prendere alla leggera (per chi non lo sapesse, Rosenberg è nell’olimpo degli autori di giochi lunghi, complessi e spaccacervelli…)

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L’idea di fondo di questo gradevolissimo gioco (esclusivamente per 2) è combinare l’incastro di tetris  con un pizzico di tattica e gestione risorse: andiamo dunque a scoprire il sapore di questo piatto.

Ogni giocatore ha una plancia, da riempire il più (e il meglio) possibile incastrando i pezzi di stoffe che sono a disposizione sul tavolo. La sfida non è affatto banale, perché concorrono e intervengono tre fattori differenti (che potrebbero essere rappresentati come vettori forza distinti e contrapposti): Spazio, Tempo e Bottoni.

– Spazio: a fine partita ogni spazio non coperto sulla propria plancia vi toglierà 2 punti. Tantissimi. Preparatevi, il gioco alle prime partite si chiude ai punti negativi.

– Tempo: Ogni pezza al momento dell’acquisto costa (oltre a un tot monete) un tot di tempo sulla tabella di percorso. Quando entrambe le pedine arrivano al centro, game over.

– Bottoni: sono le monete. Vi servono a comprare le pezze (ogni turno potrete sceglierne una fra 3). Queste vi servono a coprire la vostra plancia per avere meno penalità alla fine.

Ma quegli stessi bottoni sono anche il punteggio finale da cui verranno sottratte le penalità, e quindi dovete cercare di chiudere con parecchi bottoni in cassa. In aggiunta, più pezze acquistate più riducete il vostro tempo.

Percepite ora il vero bilancino da orefice dietro questo gioco? 

Più pezze avrete, meno punti perderete, meno tempo vi rimarrà, meno soldi potreste avere a fine partita per vincere.

Meno pezze avrete, più sarete puniti dalle penalità a fine partita.

Il dilemma sta nel trovare il precario equilibrio…

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Naturalmente non ho spiegato tutto il gioco, questo è solo il motore che dà origine alla tensione, al senso di sfida e alla ristrettezza. Ci sono alcuni aspetti che accennerò (rimandando alle istruzioni) fatti apposta per rendere il tutto serratissimo.

– L’alternanza dei turni non è sempre regolare: chi è più indietro nel tracciato del tempo gioca.

– Si hanno a disposizione solo le 3 pezze successive all’attuale posizione della pedina centrale

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– Nel corso del gioco si possono guadagnare diversi bottoni in più modi, uno dei principali è grazie ai bottoni “cuciti” sulle pezze acquistate

– Le pezze hanno prezzi variabili in bottoni e tempo: si trovano ottimi affari, acquisti impegnativi o pezze convenienti in termini di uno e assai pesanti per l’altro. Sfumatura che il giocatore profondo deve imparare a cogliere.

PERCHE’ SI’?: Patchwork è un gran filler (un riempitivo). Ogni tanto lo tirate fuori e ci passate una bellissima mezz’oretta. Ha quel sano senso di sfida dato dal dover fare un po’ una quadratura del cerchio… che resta sempre cerchio! Come accennavo sopra la concorrenza è serratissima fra le esigenze di spazi e bottoni, che possono essere discordanti. Diciamo che il tempo è quello spendibile con più leggerezza, di solito, ma a volte avendo un occhio al tempo si incastrano in serie due azioni molto efficaci che danno un buon boost. Patchwork è un gioco che non ha molte cose sul tavolo. Ma vi chiede di saperle controllare e gestire tutte. 

Link:

Patchwork, di Uwe Rosenberg, 2 giocatori

Durata: 20-30 minuti

Prezzo: 15 euro

Presente anche come app su android, ad appena 3 euro e senza alcuna espansione. Ottima possibilità di avere un piccolo grande gioco sempre tra le mani.

 

IN TERMINI TECNICI

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Filler (gioco breve e riempitivo, di medio impegno come un passatempo) di tipo german (dunque deterministico, breve e rigoroso) con gestione azioni e risorse: ci chiede infatti di saper decidere come spendere il nostro turno e quanti bottoni (le monete) investire nell’acquisto di una tessera e dei suoi benefici, rinunciando talvolta a una disponibilità immediata per garantirci una rendita più avanti. Importante anche l’aspetto di costruzione schemi (saper incastrare al meglio le proprie tessere per massimizzare il punteggio).

Beh… di Uwe Rosenberg sentiremo ancora MOLTO parlare 😉

Ale Friend

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2 pensieri su “PERCHE’ SI’: Patchwork

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