LEARNING ON (THE) BOARD: Giochi e Apprendimento – Concetti Generali

Oggi voglio introdurre un discorso leggermente più complesso  sul Gioco da Tavolo. Gli appassionati gamer hanno un fortissimo credo sul valore formativo ed educativo di questo hobby, e si vedono spuntare idee e proposte (ancora in forma di germogli) che accostino la pratica di gioco all’apprendimento.

Due possibili testimonianze sono il convegno Tavola Esagonale, che anticipa l’apertura del Festival del Gioco di Modena: PLAY (Gioco e Formazione come tema 2015, Gioco e Realtà come tema 2016) e i contributi di appassionati non addetti ai lavori, che magari non sono pedagogisti ma si fanno forti della loro esperienza empirica, come questo articolo dalla tana dei goblin sui giochi “che possano insegnare qualcosa nella vita reale.”

Per chi non conoscesse molto il settore, l’apprendimento è una realtà quanto mai complessa e ancora da esplorare e potenziare. Non ci limitiamo a una concezione di istruzione alle persone in età scolare, ma entriamo sempre più nel campo di quello che è definito – dalle attuali politiche europee – lifelong learning

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Apprendimento permanente, ossia il continuare a imparare per tutta la vita. Non solo come codice etico, ma anche come vera e propria richiesta del mondo di oggi, da un punto di vista sociale, economico e culturale: chi continuerà per tutta la vita ad apprendere sarà al passo coi tempi, e saprà cavalcare il cambiamento in corso. Per quanti non avranno questa alfabetizzazione all’apprendimento, si prospetterà una inevitabile esclusione dalle dinamiche socio-economiche.

L’apprendimento negli adulti funziona in modo ben diverso da quello dei bambini (tant’è che per differenziare dalla pedagogia si è coniato il termine “andragogia” – “condurre l’adulto” [M. Knowles] ).

Se vogliamo attenerci al nobile scopo del lifelong learning non possiamo non capire come funziona l’apprendimento (cosa tutto fuorché scontata…) affinando di conseguenza la capacità di apprendere ad apprendere (Deutero-apprendimento, in G. Bateson).

Poiché ogni persona impara da ogni giorno della propria vita, ciascuno di noi deve padroneggiare il proprio apprendimento, e per farlo è necessario essere alfabetizzati in merito.

Sapere come funziona l’apprendimento, per poterlo gestire rivolto a sé stessi. 

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Quello riportato in figura è il cosiddetto Ciclo di Kolb, peraltro piuttosto auto-esplicativo. Le 4 fasi del ciclo sono sequenziali, ma le due coppie  verticali e orizzontali sono coppie di opposti fra loro: pratica/teoria, attività/riflessione. 

Rifacendosi anche a quanto accennato sull’Importanza della spiegazione da un punto di vista di stimolo e comunicazione, è facile intuire come una buona spiegazione di un gioco da tavolo ricalchi questo ciclo di Kolb (Esempio, Carcassonne).

  • Spiegazione delle regole (concettualizzazione); “le tessere vanno piazzate in modo congruente e i lavoratori si possono mettere sugli elementi di paesaggio. Più questi sono grandi, più danno punti al proprietario del lavoratore.”
  • Sperimentazione; far vedere fisicamente le tessere. Come DEVONO essere posizionate, alcune casistiche e alcuni casi ERRONEI.
  • Esperienza concreta; alla situazione illustrata alle tessere realmente disposte, far vedere i punti guadagnati.
  • Riflessione e osservazione; far metabolizzare il tutto (magari con  dei tentativi, o un turno di prova) e dar spazio alle domande.

Un ciclo di apprendimento ben costruito dunque parte da un concetto, e ne dà subito dopo una dimostrazione pratica in modo da ancorare il concetto astratto ai sensi e alla memoria. A questo segue la sperimentazione in prima persona, eventuali correzioni, e gradualmente l’aggiunta di concetti più specifici e collaterali (esempi in Carcassonne; il funzionamento del contadino , la regola delle maggioranze su strade e città, e la via indiretta per controllare una città già contesa  da un lavoratore avversario).

Dunque, poiché tale ciclo è sempre lo stesso, sia davanti ad un gioco che a una materia di studio o una abilità manuale/produttiva, percorrere più cicli apprenditivi vale come  esercizio di apprendimento generale.

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Questo è senz’altro un primo livello per considerare il gioco come strumento di apprendimento. 

Cito da R. Caillois, I Giochi e gli Uomini (p.12 edizione italiana):

Ogni gioco potenzia, affina, qualche facoltà fisica o intellettuale. Attraverso il divertimento e la perseveranza, rende facile ciò che all’inizio appariva difficile o stressante.”  

A questo punto possiamo prendere per buono (pur con l’augurio di trovare maggiori approfondimenti, che di sicuro non mancheranno in futuroche il gioco abbia un qualche valore formativo.

Quello che a questo punto molti appassionati di giochi si sono domandati è: “può un gioco insegnare qualche ambito specifico della vita vera?”

Prendo posizione vicino a Caillois rispondendo… “in parte.

Ma approfondiremo questo discorso in un secondo articolo, in modo da non appesantire il discorso.

Ale Friend

 

 

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