PERCHE’ SI’: Splendor

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Splendor: un gioco che ha fatto parlare di sé e non poco. Candidato a diversi premi nel corso del 2015, è un titolo che quantomeno per me si è lasciato dietro “il suo anno ludico”  per entrare a far parte di quei titoli che sono da portafoglio di una ludoteca in assoluto.

Considero dunque Splendor un titolo da primissima linea, che va immediatamente a inserirsi nella mappa orientativa al mondo dei giochi da tavolo (idea di cui parlerò in seguito).

Che abbiate già giocato o meno qualche partita a questo titolo, con questa recensione avrete una prospettiva in cui inquadrare meglio questo gioco

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L’intero gioco si fa su due componenti: le fiches rappresentanti oro e gemme preziose (sono le monete di gioco, in sostanza), e le carte suddivise in 3 livelli. Dalle altre recen1sioni scopro che i 3 livelli raffigurano 3 momenti della filiera produttiva della pietra preziosa; estrazione della materia prima (le carte più basse) , trasporto/lavorazione (quelle intermedie) e rivenditore finale (le più elevate.) Lo scopro dalle recensioni perché io in svariate partite non me ne ero manco lontanamente accorto… Approfittiamone dunque per dire che la grafica in questo gioco è superba ma durante la partita si dimentica subito. 🙂

Completano il tutto le tessere nobili, ossia i bonus che i giocatori si contenderanno.

Alla vista ma anche al tatto: Splendor è un gioco che vanta un triplice piacere garantito ai giocatori.

  • Piacere visivo: le carte sono ben illustrate, con colori brillanti e attraenti, e le fiches sono una vera gioia per gli occhi. Cattura subito. Apprezzabile anche la scatola: per quanto sia decisamente grande rispetto al contenuto, i divisori interni la rendono piacevole e le danno una bella sensazione di ordine logico. Attenzione però, che se imbustate le carte i divisori iniziano a essere strettini, e collocare i tre mazzi diventa decisamente più scomodo. Questi vanno incastrati con un po’ di pressione e parte del mazzo 1 va aggiuntta al mazzo 3 per equilibrare gli spessori. Nulla di non risolvibile, ma in un packaging tanto logico suona come una stonatura .maxresdefault
  • Piacere tattile: assolutamente da non sottovalutare, la plastica della fiches è compatta e pesante, e giocarci fra le mani, impilarle, diventa parte integrante dell’esperienza di gioco (preparata ad arte… il gioco si poteva fare totalmente con carte, ma non avrebbe riscosso lo stesso successo. Anche la forma conta, e molto. Quindi bravi, e sagaci 😉 ). Anche il cartoncino delle tessere nobili è robusto e piacevole. Dunque, tutto promosso
  • Piacere strategico: il gioco è semplice, ma nutre la mente – e bene. Di questo parleremo fra poco.

Scopo del gioco è raccogliere gemme per acquistare le carte al centro; esse ci conferiranno ulteriori gemme e punti vittoria. Il primo giocatore ad arrivare a 15 punti vittoria, fa terminare il gioco. Si conclude il giro e chi ha più punti vince

Il setup è semplicissimo. Si piazzano le pile di gemme da una parte (adeguandole secondo il numero dei giocatori), si pongono delle tessere nobile (sempre in base al numero di giocatori) e si dispongono 3 file di 4 carte ciascuna. Risultato in figura:

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Durante il proprio turno ogni giocatore può scegliere una fra 3 azioni: prendere gemme dalle pile, oppure comprare una carta, oppure prenotarsi una carta.

Prendendo gemme, il giocatore può scegliere due opzioni: prenderne 1 da 3 pile diverse (3 in tutto), oppure 2 da una stessa pila che abbia ALMENO 4 gemme rimaste. Ogni giocatore non può tenere più di dieci gemme, quindi si avranno sempre a tavola alcune fiches acquisibili.

Pagando l’appropriato ammontare di gemme (raffigurato in basso a sinistra sulla carta), il giocatore può comprare una carta e aggiungerla scoperta al suo tavolo. Ogni carta può valere dei punti vittoria (in alto a sinistra, ma le più economiche non ne forniscono), e ciascuna di esse conta permanentemente come una gemma del colore appropriato nei futuri acquisti. Nota che pagando con una fiches la si spende, mentre una carta acquistata non viene mai scartata. Dunque una volta acquisite tante carte sarà possibile comprarne di nuove gratuitamente, senza consumare gemme.

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Infine per prenotare una carta dal tavolo, il giocatore la aggiunge coperta alla sua mano (sottraendola così alle grinfie dei suoi insidiosi avversari) e prende un gettone oro, ossia una fiche jolly che può valere per qualsiasi colore.

Anche qui, le risorse non scarseggiano mai: una carta comprata o prenotata, appena rimossa dal tavolo, viene rimpiazzata da una nuova.

I giocatori continuano ad acquisire gemme (e punti) a turno; quando qualcuno di essi completa uno dei set richiesti da una carta nobile, la acquisisce gratuitamente assieme ai 3 punti bonus esclusivi di chi la riscatta. Naturalmente, valgono ai fini del set richiesto solo le carte acquistate e giocate davanti a sé (in varie configurazioni, ma 3 carte di 3 colori o 4 carte di 2 colori)

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Il gioco è semplicissimo, si apprende subito e scorre via come l’acqua. Eppure può vantare un notevole bagaglio di implicazioni, domande da porsi e ragionamenti sottili da acquisire via via che si giocano più partite.

In primis, si impara a scegliere le gemme giuste anche in considerazione di eventuali interferenze avversarie (“quali gemme mi servono più esplicitamente e quali mi frutteranno invece se gli avversari dovessero sottrarmi quella carta?“). Pian piano si apprende a mettere a fuoco due vie, il piano A (aka “è andato tutto bene”) e il piano B (aka “se lui fa questo io faccio quello”), e a far in modo di render sempre più compresenti e coesi questi due piani. Infatti non è possibile specializzarsi su una sola cosa e trascurare il resto, giacché gli obiettivi sono unici: quando uno è conquistato, al secondo arrivato non resta nulla.

Ad ogni round, il giocatore può trovarsi a poter perseguire il suo obiettivo senza disturbi, ma può anche vedersi sottrarre una carta (o peggio un nobile) a cui puntava. “Riuscirò a prendere quella carta? O forse serve ai miei avversari? Che carte e gemme hanno in gioco, e a cosa staranno puntando?”

Questo porta direttamente alla domanda successiva, e più evoluta: “Posso permettermi di prendere gemme/comprare una carta oppure è proprio il momento di prenotare e togliere dal tavolo quell’altra, che regalerebbe loro il bonus?”

Tante piccole sfumature, proprio del sapore che il gamer ama, iniziano ad affiorare nel corso di questa “partita innocente con le pietre preziose”. E nondimeno, affiorano anche differenze nelle vie percorribili per la vittoria. Chiaro, siamo più che altro vicini a Ticket to Ride  che al german puro (Istanbul, Puerto Rico e simili – dove si aprono tante differenti strade percorribili per vincere.) Qui in sostanza si fa tutti la stessa cosa, ma puntando a bonus e carte diverse, e magari percorrendo scelte un po’ differenti.

Dopo aver creato un motore efficiente di gemme, ci sarà chi inizierà ad aggredire i punti (“li prendo subito per chiudere il prima possibile”) e chi invece girerà di più intorno ad ulteriori gemme poco preziose (“prima compro di più, ma poi avrò sconti decisamente più forti”). Inoltre si potrà scegliere se specializzarsi su tre o quattro gemme (più lanciato ma meno flessibile) o diversificare acquisendone tutti i tipi (più tempi di preparazione, ma possibilità di adattarsi alle carte e ai bonus disponibili). Questi approcci sono appunto 4 forze a cui tendere, piuttosto che strategie diverse in assoluto.

In conclusione, questo Splendor offre davvero tanto impiegando poco. Prezzo molto contenuto, pochi materiali, poche regole. Grande semplicità, grande possibilità di movimento, grande soddisfazione. Sfida e tensione assicurata e combattuta, per cui  viene promosso a pieni voti rispetto alla sua categoria e anche in senso assoluto come esempio da portare per ciò che è il gioco da tavolo moderno come prodotto scaturito da una onorevole disciplina quale il game design (disciplina vitale, ricca e nemmeno concepita dai non giocatori.)

SPLENDOR di Marc André; per 2-4 giocatori, 30-45 minuti di durata, prezzo intorno ai 25 euro. Adatto davvero a tutti (gamer e non), perfetto per chi ama coinvolgere amici non giocatori. Offre una esperienza breve, appassionante, che appaga vista, tatto e intelligenza. A fine partita, il palato rimarrà un po’ asciutto, chiedendo “a quando la prossima?”

Recensioni italiane:

Il gioco è disponibile anche in app su android, a 7 euro circa. Ancora una volta, essendo un gioco semplice, breve e profondo, averlo sul proprio smartphone può permettervi di fare più pratica e sviscerarlo meglio, poiché il titolo lo merita.

 

IN TERMINI TECNICI

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Filler prevalentemente astratto. Essenzialmente un card game (di stampo eurogame – dunque calcolativo, breve e sfidante), ma davvero ben vestito e “dissimulato” dalle fiches. Il gioco è in pratica un piccolo gestionale di risorse con collezione set per le tessere bonus, e costituisce un validissimo introduttivo al genere per coinvolgere i neofiti, davvero appagante da giocare anche per gamer navigati.

La fortuna è marginalmente incidente. Giocando in modo efficiente si chiude tutti abbastanza vicini, e le carte sono scoperte, disponibili per tutti. Nessuno dunque può vantare una buona mano; certo se una carta viene rimpiazzata da un’altra perfetta per il giocatore di turno questi si troverà un piccolo ma significativo vantaggio praticamente regalato (viceversa, se le carte di rimpiazzo sono opposte a quelle cercate dai giocatori la crescita di gioco può avere momentanee pause). Tuttavia quando si capisce il gioco con un pizzico in più di profondità, ci si accorge che non soffre la sorte, giacché chi è flessibile ha la possibilità di adattarsi e correggere a seconda delle circostanze, mentre chi si è specializzato ha deciso di scommettere – e dunque è consapevole che non tutto andrà sempre secondo il migliore dei casi.

Il gioco ci lascia liberi di scegliere il nostro gioco.

E questo, in sostanza, rende Splendor un titolo modello.

Ale Friend

 

 

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4 pensieri su “PERCHE’ SI’: Splendor

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