LEARNING ON (THE) BOARD: Giochi da tavolo e pratica di Apprendimento adulto (1)

Leggendo il libro The making of an adult educator di Malcolm Knowles sono rimasto in più momenti impressionato, e ho subito sentito il bisogno di approfondire questo flusso in un excursus dedicato.

Andiamo con ordine: Knowles è stato uno studioso (professore, ma anche e soprattutto professionista) importantissimo nel diffondere una visione moderna dell’apprendimento adulto, grazie al suo contributo di maggior rilevanza – l’andragogia – ossia la disciplina di educare l’adulto, contrapposta alla pedagogia (etimologicamente: “educare il bambino.”)

Molte delle modalità di formazione american style in voga al giorno d’oggi fondamentalmente si sono affermate con lui, che ne ha fatto da precursore dimostrandone la validità. Commerciali o meno, queste modalità fanno leva su caratteristiche funzionali dell’apprendimento adulto, che dunque è molto utile conoscere.

Ora, credo che naturalmente copiare e incollare un format americano e trapiantarlo in Italia non sia esattamente la ricetta per far crescere risultati validi e duraturi; tuttavia quella che è una buona e valida teoria resta tale, offrendo spunti di riflessione e modelli da cui imparare.

Vedremo dunque come alcuni punti dell’andragogia, ossia dell’apprendimento adulto, calzino perfettamente con la pratica del Gioco da Tavolo moderno che gli appassionati conoscono.

PICCOLA PREMESSA: se seguite questo blog dai canali ludici, sapete bene cosa intendo con gioco da tavolo moderno. Se approdate a questo articolo da altri lidi, sarà il caso di inquadrare il discorso. Moderni sono i giochi prodotti all’interno di un mercato editoriale ormai maturo, che quindi attingono da un bagaglio di autori e proposte ricco e collaudato, frutto di una moderna disciplina che risponde al nome di Game Design… In pratica, esiste un gioco moderno tanto quanto esiste una narrativa moderna. I vecchi classici, più noti in Italia dunque, ne restano un po’ fuori. Mi riferisco proprio ai Monopoly, Risiko, Scarabeo che sono talvolta gli unici noti al pubblico adulto dei “non giocatori.”

Questi titoli restano tagliati fuori semplicemente perché oggi si rivelano assolutamente acerbi da un punto di vista di progettazione e design: i giochi moderni hanno infatti durata contenuta (non si può iniziare una partita senza sapere quando finirà… se finirà), impatto della sorte contenuto (un gioco di abilità non deve essere compromesso da una fila di lanci sfortunati coi dadi. Se non è nemmeno concepita una compensazione alla sorte il gioco è immaturo)  e infine libertà di movimento entro il gioco, con i giocatori che scelgono in prima persona cosa fare (e come) e detengono la responsabilità della vittoria o della sconfitta.

Se siete digiuni di esempi, googlate Giochi da tavolo moderni oppure andate a vedere qualche titolo qui sopra nella categoria Perché sì.

E adesso cominciamo con uno schema molto significativo:

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Su due assi, Knowles colloca il livello crescente di Complessità del compito di apprendimento e di Capacità individuale di apprendere. Come è intuitivo capire, più l’apprendimento è complesso più le capacità individuali devono essere alte.

Molto più interessante è invece la linea di mezzo, nella quale colloca i 3 approcci didattici proporzionali alla complessità in gioco e alle capacità richieste per rispondere al compito.

  • Comportamentisti sono gli approcci del condizionamento. Proprio come imparare una poesia a memoria, addestrare un cane a riportare il bastone o attuare un dato comportamento dietro ordine. L’unico cambiamento dunque è al livello superficiale del saper adottare un comportamento nuovo. Il più delle volte questa “istruzione programmata”  è infatti imposta da un agente esterno: lo sperimentatore che sottopone le cavie al labirinto, la maestra che impone il passo da memorizzare o il capo che ordina di vestirsi in un certo modo. Com’è facilmente verificabile, questo genere di apprendimenti superficiali viene facilmente rimosso non appena la condizione psicologica dell’individuo non è rilassata e ottimale. Basta un pizzico di paura, pressione, tensione, euforia per ripristinare i comportamenti assorbiti più profondamente e cancellare questi condizionamenti “soltanto appiccicati”. (Non è un caso che Robert Dilts abbia posto i comportamenti al penultimo livello della sua piramide dei livelli neurologici. Ne abbiamo parlato qui ricordate?) [In questo blog, rientra in questo primo approccio ripetere con frequenza che il gioco permette di sviluppare l’apprendimento; ripetizione che costituisce un vero e proprio condizionamento stimolato da terzi.]
  • Cognitivisti sono gli approcci dell’insegnamento didattico, nel senso più canonico del termine: ti spiego i concetti affinché tu capisca qual è il ragionamento che soggiace alle regole da mantenere. L’insegnamento didattico acquisito a scuola è quell’imparare a usare la testa per saperla usare sempre nella vita che poi, nella pratica, sempre più spesso si rivela non bastare. Infatti è sufficiente entro un sistema chiuso e stabile: capire l’arte, la storia o la cultura, imparare una abilità basilare (guidare, dipingere, cucinare). Acquisita la pratica di base e integrate nozioni sufficienti si diventa padroni di quella abilità o competenza. Il sale grosso una volta gettata la pasta serve a rialzare la temperatura, il colore più diluito serve a insinuarsi nei solchi dei modellini e la distanza di sicurezza alla guida va aumentata laddove sono possibili più reazioni impreviste. Questo approccio è valido dunque finché ci si muove entro un sistema circoscritto Capiamo benissimo però che il mondo in cui viviamo non entra in nessuna circoscrizione possibile. La vita è molto più vasta e contaminata, e il gap fra “cognitivismo” e “pratica reale” è quello esemplare del bravo studente, intelligente ma incapace di organizzare un processo funzionale e trasversale, al di fuori dello specifico ambito di competenza. Avete mai incontrato degli intelligenti incapaci? [Sempre nel blog, tutte le spiegazioni e i chiarimenti di cui mi avvalgo per far comprendere un concetto rientrano squisitamente in questo approccio cognitivista 😉 ]
  • L’approccio umanistico infine, quello dell’apprendimento autodiretto, è quello che permette di farsi avanti nella realtà. La nostra vita quotidiana non è perfetta, matematica e compiuta. Non si possono evitare le imperfezioni, per cui la risposta più adeguata possibile è quella di un costante, progressivo miglioramento. A oltranza. Questo approccio non è il più consono alle leggi di mercato, che spesso chiedono un risultato immediatamente visibile, ma è quello più lungimirante e genera risultati profondi e duraturi nel tempo. Non potendo verosimilmente studiare tutta la realtà prima di incontrarla di persona, dobbiamo imparare come auto gestirci e auto condurci in questo progredire senza fine. Dobbiamo in sostanza saper aggiustare il tiro di giorno in giorno, avendo cura di farlo in modo sostenibile nel tempo e nel rispetto dei tempi di sviluppo che la nostra condizione individuale ma anche il nostro ambiente ci richiedono. Ancora una volta, relativamente a questo blog, apparterrà a questo terzo approccio l’esperienza di gioco che voi lettori farete ogni volta che vi calerete in profondità nella vostra partita, migliorando come giocatori, strateghi e osservatori. Sarete voi stessi a autodirigere il vostro apprendimento quando sarete profondamente convinti del valore del giocare insieme, e analizzerete le partite fatte, le strategie e i loro esiti, parlandone coi compagni di gioco e andando in cerca di esperienze e informazioni grazie a cui migliorare.

Questi 3 approcci sono, come detto, appropriati a differenti livelli e in base alle circostanze. Non ce n’è uno intrinsecamente giusto o sbagliato. Ecco cosa ne dice Knowles con grande semplicità.

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Con grande autoironia (che lo contraddistingue e gli fa onore), Malcolm stesso dice che se si fosse trovato sul Titanic che affondava non avrebbe voluto un facilitatore di apprendimento a stimolarlo con contratti di apprendimento e auto-responsabilità. Avrebbe bensì cercato chi gli dicesse cosa fare in modo meccanico.

Il pendolo fra leadership dolce leadership forte è in continuo movimento, nel gestire sé stessi o gli altri. Linea forte, comandi chiari e indiscutibili per quando si è nel panico, emotivamente scossi o in qualsiasi modo non padroni di sé; linea dolce per fortificare sempre di più carattere e capacità, per nutrire l’autonomia della persona, alzando inoltre sempre di più l’asticella oltre cui serve passare alla linea forte con essa.

Probabilmente riflettendo su questi 3 approcci all’apprendimento vi sarà già venuto in mente dove essi emergono nella pratica del Gioco da tavolo, e fuor di esso anche di quanto possano essere rilevanti nella vita.

Non appesantisco ulteriormente il discorso: riflettete su queste premesse, e scrivetemi la vostra opinione fra i commenti o sui social. La prossima volta entreremo nello specifico di come l’andragogia si manifesti precisamente nel Gioco da tavolo!

Ale Friend

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5 pensieri su “LEARNING ON (THE) BOARD: Giochi da tavolo e pratica di Apprendimento adulto (1)

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