LEARNING ON (THE) BOARD: Giochi e Apprendimento – Giochi e Sviluppo Umano

Dopo aver visto il quadro generale fra gioco e apprendimento e la relazione fra giochi e didattica in senso stretto  concludiamo il nostro excursus andando a un livello più umanistico e profondo.

Mi appello qui a un testo che per me potrebbe costituire un perfetto punto di avvio per tutti coloro che vogliano approfondire il tema della crescita e dello sviluppo umano: il Manuale del Coach di Robert Dilts.

Dilts vanta una carriera di consulente e coach di altissimo livello internazionale, per Apple, HP, Fiat e svariate altre compagnie internazionali. E’ uno di quei professionisti pienamente affermati nel mercato internazionale che ha scritto numerosi libri divulgativi, conducendo anche seminari in tutto il mondo. A questo però aggiunge una formazione accademica di altissimo livello, avendo studiato proprio con il già citato Gregory Bateson (un antropologo/psicologo geniale e poliedrico, che fu capace di concepire un concetto avanguardistico quale quello di Ecologia della Mente già nel 1972) e con Milton Erickson, genio della psicoterapia.

Questo bagaglio permette a Dilts – a mio avviso – di essere un ottimo modello di professionalità comunque in armonia con la ricerca scientifica.  Il suo Manuale del Coach infatti è pieno di spunti, esercizi e tecniche che è possibile adottare per veicolare la crescita e l’apprendimento, ma fornisce anche un solidissimo e convincente modello descrittivo, su cui voglio spendere due parole proprio in accordo con i giochi da tavolo.

PREMESSA – Naturalmente si parla di un modello descrittivo, ossia di un modo di rappresentarsi la natura dei fenomeni. Non siamo di fronte a leggi fisiche; tali modelli potranno essere confutati in futuro, e svilupparsi ancora meglio in nuove forme. Dunque riflettiamo sul modello espresso, e se ci sembra convincente prendiamolo per buono fino a ulteriori approfondimenti.

Per descrivere dunque i livelli del cambiamento, Dilts sviluppa questo modello piramidale in 6 livelli, in cui dalla base alla cima vediamo collocarsi

  • Ambiente
  • Comportamenti
  • Capacità
  • Valori/Convinzioni
  • Identità
  • Spiritualità/senso nel mondo.

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Il concetto di questi 6 livelli è piuttosto semplice; intervenire ad un livello, modificandolo, comporterà un naturale sviluppo e apprendimento al livello immediatamente superiore (secondo un processo graduale). 

Viceversa, una modifica ad un livello superiore si riverbererà istantaneamente a cascata su tutti i livelli inferiori. Facciamo un esempio:

Una persona in salute è una persona che sviluppa e mantiene buone abitudini – favorevoli alla salute. Sarà energica, scherzosa, socievole e piacevole. Frequenterà un ambiente potenziante che rispecchia il suo modo di essere. Andrà a correre al parco, magari avrà la stanza e l’ufficio pieni di foto con paesaggi che ha visitato, avrà in bella mostra strumenti che usa per coltivare le sue passioni. Un ambiente così infonde stimoli ed energia. Vedere la racchetta da tennis appoggiata su un mobile, invoglierà ad uscire e fare una partita, nutrendo ulteriormente la salute e la vitalità.

E’ poi esperienza di tutti che frequentare una persona tanto vitale porti spontaneamente a sentirsi più attivi.

Una persona non in salute, magari con bassa energia e propositività, potrà avere delle problematiche fisiche o fisiologiche che la ostacolano dal dedicarsi al tennis – ma molto probabilmente arriverà a circondarsi di un ambiente che rispecchia questo suo sentirsi in difficoltà e privazione. Di certo non le è precluso passeggiare, colorare, dedicarsi a coltivare e curare i progetti più importanti per sé stessa.

Se la persona in deficit energetico e propositivo non compie un preciso atto di volontà, difficilmente uscirà dalla routine, oppure lo farà solo sporadicamente. Invece intervenire sull’ambiente farà in modo di condizionare la persona stessa a ricevere costantemente gli stessi stimoli potenzianti.

Negli asili e nelle scuole primarie, questa accortezza si ha: sgabelli colorati, pareti piene di pupazzetti, disegni,  stimoli da conoscere che siano propri lavori o lavori e storie degli anni passati

Dunque, per Dilts, un allenatore o sviluppatore di persone e apprendimenti, ma anche un insegnante o un genitore , dovranno in primo luogo prendersi cura dell’ambiente, rendendolo propizio a ciò che si vuole coltivare.

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E’ il trucco più vecchio del mondo, in fondo. Per allenarsi fisicamente, nulla è più stimolante di un buon atleta accanto e una palestra efficiente. Per studiare, occorre un posto tranquillo, un buon libro vicino senza disturbi da telefoni o televisori, una postura non faticosa aiutata da una buona sedia o poltrona. Per acquisire efficacia e professionalità, niente di meglio di un posto dove si possono incontrare tanti professionisti, ascoltando le loro esperienze e assimilando da vicino i loro modelli di comportamento. 

Viene fatto a scuola, viene fatto dal genitore verso il bambino: perché superate queste fasi l’ambiente dovrebbe venire lasciato al caso? Specie se si tratta del nostro ambiente, che influenza noi stessi e i nostri risultati. Quantomeno provare…

Uomo e ambiente hanno una relazione di influenza reciproca che ci è stata dimostrata dalla cibernetica, dalla teoria sistemica e dalle scienze umane nel ‘900. Questa consapevolezza va avuta ed applicata.

Continuando a percorrere i 6 livelli di Dilts dunque, vediamo che modificare l’ambiente permette di apprendere meglio nuovi comportamenti. Nuovi comportamenti ripetuti porteranno naturalmente a sviluppare nuove capacità, il cui confermarsi e rafforzarsi farà nascere nuove convinzioni, nuovi bagagli di esperienza e nuovi valori per commisurare le cose. Infine, convinzioni, bagagli di esperienze e valori determineranno fortemente il senso di identità personale, una delle forze psicologiche più potenti dell’essere umano.

Il circolo è virtuoso a causa dell’effetto discendente a cascata: una persona che ha acquisito nuove capacità e ne gode, ha ormai un bagaglio di emozioni e esperienze che le rendono impossibile e inaccettabile ritornare all’ambiente precedente, e sceglierà inevitabilmente ulteriori nuovi ambienti potenzianti che le diano altro stimolo.

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Torniamo dopo questa parentesi teorica ai Giochi da Tavolo; come si collocano nei 6 livelli neurologici delineati da Dilts?

Grazie alla ricchezza di colori, forme, componenti e a tutti gli stimoli sensoriali piacevoli che i giochi di oggi hanno cura di fornire (si pensi oltre che a figure e colori anche al piacere tattile di Hive, King of Tokyo Splendor) un gioco da tavolo è – a primo impatto – un intervento a livello di ambiente. La solita sala della ludoteca, oppure il solito salone di casa, diventano improvvisamente recipienti di un qualcosa di altamente stimolante per i sensi e dunque per le emozioni (meglio ancora se in sala c’è tutta la libreria ludica che fa bella mostra di sé 🙂 ).

Durante la partita però, l’intervento è a livello dei comportamenti: la socialità, il rispetto delle regole, la sfida con sé stessi, il sentirsi artefici dei propri risultati (come più volte ribadito da Caillois). In più nei vari generi e tipologie di gioco ci sono elementi che possono rientrare nelle corde di diversi tipi di persone; abbiamo già citato matematica, pianificazione e gestione, rischio e improvvisazione, teatralità, collaborazione diretta. Poter usare tali capacità e vederle fruttare sarà per ogni giocatore una esperienza piacevole e dopo breve tempo attivamente ricercata.

E questa ricerca sarà un po’ il distintivo del terzo livello, quello delle capacità. Il comportamento infatti è adottato finché il giocatore impara le regole, esplora il gioco, segue un po’ le istruzioni o piuttosto lo spiegatore. Ma quando il gioco inizia a girare, il giocatore riesce a vincere o a competere per la vittoria. Affina le strategie, la capacità di lettura del contesto e il feedback e impara a costruire in certe tipologie di giochi il cosiddetto motore di punti (o di risorse).

A tutti gli effetti crea un meccanismo efficiente entro un sistema sorretto da regole, processo di per sé identico alla progettazione di qualsiasi attività professionale e di vita, e di nuovo fortemente affine al perfezionamento della capacità di apprendere ad apprendere. 

Non possiamo in questa sede trarre conclusioni sui tre livelli più profondi (Huizinga Caillois lo fanno nel corso di un libro, io proporrò la mia lettura nell’arco di questo blog) – ma possiamo concludere che per i primi 3 livelli, introdurre la pratica dei giochi da tavolo nell’ambiente domestico e sociale ha numerose ripercussioni positive.

– Ambiente: dare ricchezza e varietà agli ambienti che possono essere soggetti a risentire della routine; fornire occasioni di scambio sociale con i conoscenti o partecipando a eventi dedicati dove conoscere nuove persone; stimolare alla ricerca attiva di novità nel proprio tempo libero.

– Comportamento: offrire contesti per percorrere cicli apprenditivi, nonché stimoli a conoscere sistemi di regole, spunti per interagire coi compagni di gioco e condividere con loro esperienze, emozioni e occasioni di dialogo. Inoltre nutrono l’autovalutazione (oggettivata dal feedback del punteggio o dagli altri parametri di vittoria), la riflessione critica e strategica e la ricerca di compagni con cui condividere e approfondire questa passione.

– Capacità: la pratica ripetuta di tutto ciò che coinvolge il livello del Comportamento diventerà spontaneamente capacità critica di quelle stesse attività. Coltivare il gioco da tavolo dunque avrà effetti di continuo stretching mentale, con l’autoconsapevolezza di avere una mente pronta e capace, allenerà ad avere padronanza delle proprie emozioni in modo da gestirle in modo sano, equilibrato e non disturbante per il compimento delle proprie attività; spesso porterà anche l’appassionato a calarsi nei panni dello spiegatore di giochi, facendo dunque pratica nell’insegnamento ad adulti di procedure (in questo caso, il gioco stesso, ma in piena identità con l’Andragogia di Knowles) e in momenti di gestione del pubblico, facendo esperienza di comunicazione efficace e sperimentando in prima persona la varietà di modelli mentali delle persone, per mezzo dei quali lo stesso identico stimolo porterà a risposte e proposte completamente differenti da persone differenti, così come accade nel lavoro.

Sarà troppo azzardato associare tanta profondità alla pratica di gioco?

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C’è un dato, che come base di inizio è estremamente significativo: Stewart Woods, nel suo libro Eurogames cita i dati di un sondaggio da lui condotto su Boardgamegeek in merito alle professioni medie dei giocatori. Fra quanti hanno risposto al sondaggio è emerso un 38% di lavoratori nel settore IT o ingegneristico di altro genere, un 9% nel settore educativo e un 6% nel business management.

Chiaramente è un campione non rappresentativo di una intera società (parliamo di appassionati giocatori, attivi e partecipi sul web e in specie sul sito di riferimento del mondo del gioco, naturalmente in lingua inglese), ma chi conosce i giochi capisce bene che le 3 aree rappresentate dal sondaggio non sono quelle per caso.

Per un appassionato o un conoscitore della psicologia, della crescita e dell’apprendimento, questo enorme insieme di strumenti e possibilità connaturate in una scatola di giochi può essere usato consapevolmente e sempre meglio man mano che i game studies si faranno più approfonditi. Il mio augurio naturalmente è che ciò avvenga prestissimo e nel miglior modo possibile, in modo da far fruttare questa rigogliosissima prospettiva. 

Ale Friend

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