PERCHE’ SI’: Targi

 

Targi è un gioco per due estremamente interessante. I gamer più appassionati lo conoscono, apprezzano e consigliano – tuttavia rimane meno noto di alcuni suoi colleghi mainstream come 7 Wonders Duel. Ma proprio come Duel, Targi vanta fra gli accaniti la fama di essere uno dei migliori giochi “compatti” per due, e io stesso lo considero un must have in una ludoteca di coppia (sentimentale o anche ludica).

Inquadriamo ora il target e poi partiamo a esplorare questo titolo!

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Il gioco apparecchiato: non molto materiale, ma la griglia di carte non riesce comunque a stare in un tavolino troppo piccolo. Per essere un compatto dunque richiede un po’ di spazio.

Definisco Compatti quei giochi che sono fondamentalmente contenuti in una scatoletta. Alcuni possono essere dei fillerini o party game (Dobble, Qwirkle), mentre altri sono dei piccoli gestionali o giochi di carte ben sviluppati, aventi componentistica contenuta (Machi Koro, Venerdì, Citadels, Oh My Goods!). Possono dunque essere un po’ di tutti i tipi: il discriminante è che abbiano una scatola piccola (con Targi parliamo di una spanna), materiali composti per lo più da gettoni e carte e poco spazio richiesto per giocare. E naturalmente un regolamento semplice e lineare che però dia un risultato longevo e profondo. 

E’ una definizione molto “spannometrica” – ma queste a mio avviso sono le caratteristiche di un buon compatto. Categoria che mi sta piacendo non poco, fra l’altro, e entro cui Targi brilla. 

Con Targi dunque abbiamo un solidissimo compatto per due giocatori, scacchistico e di impronta german, che si attesta intorno all’ora.

PANORAMICA DI GIOCO

In piena tradizione german (anzi di più, Piazzamento Lavoratori) il gioco ci vedrà contrapposti nell’ottimizzazione delle nostre azioni, da scegliere e eseguire piazzandoci sopra i nostri lavoratori. Ci saranno delle meccaniche canoniche e familiari per noi, ma anche alcuni twist davvero interessanti specie in rapporto alla famiglia tedesca in genere.

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In grigio a sinistra (confondibile col bianco) il predone, una pedina neutra: poi i lavoratori bianchi e blu e alcuni cilindri azione

Il gioco si svolge fra un’area del giocatore, che contiene per lo più le sue risorse, monete, nonché le carte tribù che avrà acquistato, e in un’area centrale, su cui verranno piazzati i lavoratori e su cui verrà scandito il passare del tempo.

Nell’area centrale si avrà una cornice esterna di carte prefissate: è qui che si andranno a piazzare i propri lavoratori per svolgere le azioni basilari – ed è sempre qui che il Predone avanzerà di turno in turno, con le implicazioni che vedremo tra poco.

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La cornice esterna: le carte sono numerate e hanno un ordine prestabilito.

All’interno di questa cornice si avrà una griglia di carte pescate a caso e appartenenti a due famiglie: le Merci e le Tribù. Tali carte rappresentano le opzioni disponibili di turno in turno: sostanzialmente le Merci sono delle produzioni a uso singolo, mentre le Tribù sono un po’ il classico “Edificio”. Ciascuna di esse ha un prezzo, un valore in punti vittoria, eventuali capacità speciali e una famiglia da considerare a fine partita nella meccanica di collezione set (si faranno punti bonus su quattro carte della stessa famiglia o su quattro carte di famiglie tutte diverse). 

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Merci e Tribù sono il cuore dell’area di gioco. In funzione di esse valuteremo dove piazzarci, cosa preparare e… cosa bloccare!

…Già, perché il gioco vanta un sistema di interazione decisamente tagliente e competitivo, che è una delle punte di diamante di questo gioco.

PIAZZAMENTO LAVORATORI: MAI COSI’ CRUDELE

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Il predone si muove lungo la cornice, come un orologio; anche i nostri lavoratori si piazzeranno sulle carte esterne.

I giocatori a turno piazzano i propri lavoratori sulle carte della cornice, in modo da riservarsi l’azione corrispondente (alcune di esse forniscono merci, altre permettono conversioni fra merci, merci e punti vittoria o merci e monete; altre ancora forniscono carte extra o la possibilità di riposizionarsi).

Tuttavia, ciascun lavoratore piazzato interdice l’altro sia dal piazzarsi sulla stessa carta cornice (comprensibilmente) sia dal piazzarsi sulla carta antistante. In foto, vediamo le X indicare il piazzamento proibito al giocatore dell’altro colore.

Dunque con ogni piazzamento in Targi decideremo dove noi ci posizioneremo e dove l’avversario non potrà posizionarsi.  Già questo può aprire una grande varietà di considerazioni strategiche.

Aggiungiamoci poi il Predone, che ad ogni round avanza di un passo seguendo la cornice e blocca la carta su cui si trova (non l’antistante, però), facendo sì che sia piuttosto difficile poter scegliere l’azione che si vuole e che servirebbe, poiché al turno precedente potrebbe essere stata eseguita (o bloccata indirettamente) dall’avversario, per poi magari venir disattivata dal Predone. La coperta è decisamente corta, e stare a galla richiede dei calcoli.

Il Predone, oltre a bloccare le carte, fa da countdown; quando infatti compie il giro della cornice, porta immediatamente il gioco a conclusione. Va detto poi che le carte angolari della cornice sono “virtuali”, e funzionano come eventi programmati (Scorrerie). Dunque i giocatori non possono piazzarcisi, e quando il Predone le raggiunge obbliga gli sfidanti a scartare delle risorse.

Ricapitolando fin qui (poche righe, lo so, ma dense di peso e implicazioni):

  • ogni turno il Predone avanza e interdice una carta cornice, avvicinandosi anche a dei pagamenti obbligatori da fronteggiare
  • i giocatori piazzano un lavoratore per volta, a turno e su una delle carte cornice, riservandosi una azione e bloccando il piazzamento avversario sulla carta di fronte
  • i giocatori dispongono sulla griglia centrale le pedine azione, marcando le 2 intersezioni fra i 3 lavoratori schierati (vedi qui sotto)
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Le intersezioni: Targi è un gioco che richiede non un particolare senso matematico, quanto un pizzico di senso spaziale.

Già, perché fin qui si è parlato solo della cornice. Ma le famose carte Tribù e Merce, inscritte in essa, sono acquisibili grazie ai cilindretti che i giocatori porranno sulle intersezioni fra le proiezioni delle proprie pedine. Sembra molto difficile, ma la foto aiutadove si incrociano le linee che partono dai propri lavoratori, lì cade la pedina e si può acquisire la carta corrispondente.

Ed ecco che ogni turno il nostro piazzamento lavoratori sarà condizionato da:

  • quali carte sono interdette dal Predone, e eventualmente da altri lavoratori già piazzati
  • quali carte bloccare all’avversario in modo da disturbarlo
  • quali Merci e Tribù ci sono utili, e dove piazzarsi per far intersecare lì i propri lavoratori

Vi garantisco che questa pensata fa il colpo di genio, fa del gioco il capolavoro, e fa anche una notevole profondità strategica in questo titolo. Che, come avrete capito a questo punto, è decisamente denso.

COSTRUIRE IL PUNTEGGIO: CARTE TRIBU’

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Le carte Tribù: costo di acquisto, Punti Vittoria (le croci in argento), testo dei bonus e famiglia: Tenda, Donna, Oasi, Pozzo, Dromedario.

Le carte tribù sono gli elementi più “german-canonici” del gioco: ci sono carte che scontano successivi acquisti, carte che donano piccoli bonus produttivi o che regalano punti in base ai set collezionati a fine partita.

Anche tale raccolta però è sorretta da Vincoli (W.Nuccio):

  • ogni giocatore può disporre massimo 3 file da 4 carte tribù
  • non si è obbligati a concludere una fila per iniziarne una successiva
  • le file danno punti bonus se presentano 4 carte della stessa famiglia o 4 di famiglie diverse. Niente coppie o vie di mezzo.
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Il display del giocatore con le Tribù acquistate: la prima fila (4 pozzi) è un buon colpo. La seconda e la terza sono a buon punto, ma non vanno sporcate con simboli impropri. Avremo il tempo e le risorse per acquistare proprio la famiglia che ci serve?

Dunque anche la gestione del proprio display è soggetta a valutazioni e a un pizzico di scommessa. Ci saranno a tavola delle carte appetibili per il loro potere, delle altre facilmente acquistabili, altre ancora ci serviranno a seconda delle famiglie per innalzare il nostro punteggio. Non è nemmeno prevedibile quando usciranno nuove altre tribù e a quali famiglie apparterranno, poiché il meccanismo di rimpiazzo è anch’esso insolito e intrigante.

Verrà rimpiazzata infatti ogni carta acquisita con una dell’altro tipo; se nel turno riscuoto una Merce, verrà sostituita con una Tribù; viceversa se acquisto una Tribù al suo posto vi sarà una Merce.

Questo rende anche variabile e imprevedibile l’uscita delle carte, giacché se in un turno entrambi i giocatori cercano di accelerare acquisendo merci, il turno successivo si avranno in campo quasi solo tribù, decisamente costose da pagare e rallentanti (con distinte eccezioni) dal punto di vista produttivo. Capita infatti di vedere dei turni lenti, dove le molte tribù in tavola impediscono di ottenere risorse veloci con cui pagare due azioni.

Merci e Tribù, velocità produttiva e lentezza programmatrice sono lo scheletro del sistema dei punteggi, lo Yin e lo Yang del sistema di Targi.

YIN E YANG: EQUILIBRI, DUBBI E SCELTE NEL GIOCO

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Targi; visione d’insieme.

Come abbiamo potuto trattare, il gioco offre un bel concentrato di riflessioni e scelte da fare, peraltro quasi mai dettate dal caso e quindi tutte a carico della nostra corteccia cerebrale. Il gioco mescola sapientemente tattica e strategia, per cui non è possibile decidere a priori che strada percorrere. Nello specifico:

  • la turnazione delle carte rende impossibile pianificare acquisti futuri. Ci si deve basare su ciò che si vede in campo, che potrebbe però esserci sottratto dall’avversario. In aggiunta si cerca naturalmente di determinare la migliore azione da scegliere fra le carte cornice disponibili – ma nuovamente questa potrebbe essere inaccessibile fra Predone o lavoratore altrui.
  • richiede invece lungimiranza la gestione delle proprie carte Tribù. Si devono puntare alcune carte e si deve saper mettere completamente una croce sopra a delle altre, sia per combinarne i poteri che per creare set fruttiferi a fine partita. Fortunatamente le carte tribù sono varie e bilanciate: ce ne sono alcune molto forti (ma assai costose), e altre poco di impatto ma abbordabili. Esistendo già i vincoli al piazzamento non capita di frequente di sottrarsi tali Tribù; per lo più ne ho viste solo una o due essere di interesse comune con uno dei giocatori che poi resta a bocca asciutta – e questo per vari motivi. In primis, avendo il piazzamento condizionato, capita di non poter aspirare a una carta in quel turno. In secondo luogo, le carte non si acquisiscono molto velocemente e ci possono volere uno o due turni a prenderne una. Non potendo improvvisare, non ci vengono sottratte a caso. Infine, dati i cambiamenti dello stato di gioco (Predone e nuove carte scoperte), ogni turno apre delle porte e ne chiude delle altre. E’ richiesta capacità di adattamento, per cui capita abbastanza che una carta appetibile passato un determinato momento diventi non più interessante: semplicemente perché, dopo un certo attimo, non ne vale più la pena. E’ una dinamica strana e pregevole, ma crea quel flusso e quel ritmo di gioco che è così particolare in questo Targi.
  • l’imprevedibilità ritmica nell’alternanza delle carte. Come detto, si parte da una situazione di equilibrio fra Merci e Tribù, ma ci sono continue oscillazioni. Momenti di predominanza delle merci e quindi rapido ricambio e momenti di predominanza delle tribù che richiedono di raggranellare merci dalla cornice. Bisogna metter via sempre un po’ di tutto, prestando particolare occhio a tenersi le merci da pagare durante le Scorrerie, le monete rare e preziose e le croci d’argento che sono punti vittoria netti a fine partita. Dopodiché bisogna osservare e leggere la situazione.
  • l’alternanza nei “servizi”. Lessi su Facebook un acuto commento che paragonava Targi al tennis; il giocatore che inizia ha il servizio con un innegabile vantaggio. Primo piazzamento e anche prima ostruzione all’avversario. In partita imparerete velocemente che questo significa, per il secondo giocatore, avere il 3° piazzamento pressoché obbligato. E’ un vantaggio marcato, certo, e sembra strano in un design di impronta tedesca che di solito aspira al bilanciamento e alla simmetria: tuttavia il bilanciamento rimane, se considerato rispetto alla partita. Alti e bassi, Yin e Yang, entrambi i giocatori avranno il diritto di apertura come l’obbligo di chiusura. E anzi, pur da grandi appassionati e forse intenditori di giochi ci può stare che ogni tanto il mondo non sia “simmetrico e bilanciato” nei nostri confronti.

A CHI SI RIVOLGE

Targi è un must per due giocatori esperti e amanti delle sfide, che cerchino una via di mezzo fra il “giocone massiccio” e il “compatto leggero”. Il gioco in fondo è semplice e sfizioso al punto da esser facilmente intavolabile, ma ha tutta la profondità del gioco di peso medio.

Quello che forse è il suo unico difetto è nell’appeal di superficie. Il gioco è davvero bello, ma ha una veste grafica che… mah. Non parliamo nemmeno di ambientazione (perché non si sente minimamente), ma proprio le figure, le scelte cromatiche, la stessa scatola: non invogliano affatto ad essere prese maneggiate e giocate.

Nelle prime partite fatte con la mia fidanzata, il gioco “non le era piaciuto”. O meglio non sentiva voglia di rigiocarlo. Riprovandolo recentemente, con più esperienza alle spalle, si è assolutamente ricreduta e ha visto un gioco veramente bello, che tuttavia paga abbastanza l’essere esteticamente bruttino.

Non ce n’è, la forma è sostanza, l’occhio vuole la sua parte, se servi bene un qualcosa stimoli anche l’appetito… mettetela come vi pare. E’ triste forse ammettere che siamo così superficiali (o piuttosto influenzati dall’estetica) da condizionare il nostro giudizio di un gioco per la sua parvenza all’occhio – ma così è.

Targi è veramente un grande gioco, che se fosse stato vestito di colori più brillanti e figure più accattivanti avrebbe venduto il triplo. E per ammetterlo mi basta pensare alle partita che sporadicamente ci concediamo a Krosmaster Arena solo perché i materiali sono così eccelsi da invogliarci a giocare… 

Provatelo, giocatelo sul serio e poi fatemi sapere; sono davvero convinto che sia un titolo che periodicamente riscuoterà il suo posto sul tavolo.

Targi, di Andreas Steiger, per 2 giocatori, 60 min circa; reperibile intorno ai 20 euro.

Altre recensioni qui (Giochi sul nostro tavolo) e qui (Balena Ludens)

 

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