Il mestiere del game design: altre considerazioni

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ANDREA ANGIOLINO: Direi che si è chiacchierato abbastanza. Andiamo a giocare, piuttosto!

ANDREA CHIARVESIO: Senza una grande, enorme passione per i giochi, per giocarli, crearli, per vedere la soddisfazione sul volto di chi prova un tuo gioco e ci si diverte o te lo racconta beh… non ne varrebbe la pena e non ce la farei.

DANIELE TASCINI: Credo di averne dette anche troppe… 🙂

SIMONE LUCIANI: Lavoro spesso a distanza, ma anche a contatto. Con Daniele Tascini, che abita vicino, quando lavoriamo ad un progetto ci vediamo spesso, mentre con altri autori che abitano più lontano lavoro a distanza, incontrandomici di tanto in tanto. Attualmente faccio fatica a gestire tutto quanto. Ho una famiglia con due figli, un altro lavoro impegnativo (faccio l’educatore per minori), collaboro stabilmente con la Cranio Creations come editor e sviluppatore e continuo a seguire i miei giochi. E i ritmi non sono facili da gestire.

ERIK BURIGO: Sono prolisso e confusionario. Qualsiasi cosa aggiunga peggiorerebbe solo la brutta impressione che ho dato di me in questa intervista.

GABRIELE MARI: Quello di game designer, più che un mestiere, per me è un modo di essere che ormai si sovrappone anche alle altre mie sfere di vita, una sorta di approccio ludico, aperto e creativo verso ogni cosa che mi circonda. E, visto così, devo dire che è il “mestiere” più bello del mondo.

STEFANO CASTELLI: Si: che non lo vivo come “mestiere”. Un gioco sarà così? Boh? Magari! Ma per ora è un hobby nobilitato che mi sta dando tante soddisfazioni: forse il consiglio che posso dare è proprio quello di approcciarlo in questo modo. Cioè, seriamente, ma senza montarci sopra pericolose impalcature di speranza: quelle meglio valutarle in un secondo momento. 😉

WALTER OBERT: Solo due cose: non avendo la necessità di pubblicare per vivere, posso fare quello che mi piace e questa è una grandissima soddisfazione. Inoltre quello che faccio in fondo è far divertire la gente e anche questa è una cosa che mi fa sorridere ogni volta che ci penso, proprio come in questo momento.

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