Il Mestiere del game design: domande bonus

Un tuo gioco è passato per il crowdfunding. Quando secondo te è giusto rivolgercisi? Cosa impone in termini di standard, procedure, ecc…?

STEFANO CASTELLI:  Secondo me è una risorsa valida che sta via via degenerando in un grosso mercatone del pesce, dove i giochi vengono letteralmente “pesati”. Quante miniature mi dai? Si, ma che mi regali? Il concetto di “crowdfunding” è rapidamente degenerato in una piattaforma per preordini con benefit esclusivi. Ovvio, è una generalizzazione, sia chiaro, ma i tempi di Kickstarter sperimentale sono, direi, belli che andati, con poche eccezioni.

Prima di approcciare Kickstarter però è sempre lecito farsi la domanda: se nessun editore ha apprezzato il mio gioco, il popolo del crowdfunding lo farà? O magari c’è davvero qualche problema nel mio design?

Casomai comunque si decidesse di fare il grande passo va assolutamente fatto con criterio, valutando attentamente tutti i costi, avendo sempre ben presente il margine e senza mai sottovalutare le spese accessorie come quelle di spedizione dei giochi o quelle legali. Varie piccole case editrici hanno approcciare Kickstarter alla leggera e preso batoste più o meno considerevoli.

 

Il tuo è un caso in cui eri già vicino all’editore prima di sviluppare il gioco. Questo fattore è un punto di forza aggiuntivo? Cosa ha comportato?

ERIK BURIGO: Un grande vantaggio: il fatto di ricevere una commissione per lo sviluppo di un gioco anziché cercare di proporre una propria idea all’editore. Non è stato necessario convincere Federico Dumas che la sua stessa idea era buona.

 

Tu hai una casa di produzione (anche) di giochi. Come si inserisce questa nelle dinamiche editoriali? Che vantaggi ti offre?

GABRIELE MARIIntanto mi offre il vantaggio e il privilegio di lavorare con amici che conosco e stimo da anni, con i quali sono cresciuto (e non solo ludicamente), che non è poco. Poi siamo un team talmente variegato che ognuno è specializzato in un aspetto produttivo diverso, quindi ci completiamo e riusciamo a realizzare il gioco dall’idea fino al prototipo finale pronto per andare in stampa, che è una cosa che forse in Italia non fa nessuno. E presentarsi dall’editore con un prodotto praticamente finito, in cui lui deve solo mettere il marchio e dare il via alla stampa, spesso è un bel vantaggio rispetto ad arrivare agli appuntamenti con un prototipo scarabocchiato a matita su pezzettini di carta.

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3 pensieri su “Il Mestiere del game design: domande bonus

  1. Marco Marzano ha detto:

    Buongiorno,
    Ho scoperto da poco questo blog perché sto cercando di farmi un’infarinatura sul mondo dei giochi da tavolo. Il motivo è che ho deciso di progettarne uno e sto cercando di capire come muovermi, dal dare forma all’idea alla realizzazione e alla proposta al pubblico. Non ho ancora capito se conviene, nel caso, proporsi ad un editore o seguire il filone del crowdfunding. Lei cosa consiglia?
    Può consigliarmi della bibliografia fondamentale indicata per costruirsi una base storica di questo mondo e per costruirsi gli strumenti teorici e pratici per affrontare ed inseguire questo mio sogno?
    Grazie mille e complimenti per gli articoli!!!
    Marco.

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    • Ciao Marco! Grazie dei complimenti intanto, fanno sempre piacere. Rispondo alle tue domande (dando del Tu perché questo blog vuole essere comunicativamente chiaro e efficace, non sono per la formalità).

      Editore o crowdfunding? Personalmente direi editore: in crowd (forse) è più facile trovare una porta per la pubblicazione ma si perde tutta l’esperienza analitica e di giudizio che un editore vissuto sa dare, fosse pure nel bocciare un gioco o dire “c’è tanto da lavorare ancora”. Anzi, passare per tanti prototipi e tanti editori penso che all’inizio sia più importante per farsi le ossa su cosa è richiesto e cosa no, ancor prima che per la singola pubblicazione. Vedila come una vera scuola, migliore sarai tu a progettare più potrai veder pubblicati i tuoi lavori. Proprio per questo, segui gli eventi come IdeAG e AIG dove aspiranti autori si incontrano e playtestano in presenza degli editori stessi.

      Come forse saprai un sito e un gruppo Facebook (Inventori di Giochi) fanno da community per chi come te prende sul serio questo sogno.

      Quanto alla bibliografia penso a 3 titoli per primi:
      – “Eurogames” di Stewart Woods traccia la storia del moderni gioco da tavolo, avvalendosi anche di dati interessantissimi estratti dalla rete sui gusti dei giocatori, il loro approccio filosofico al gioco, il loro mestiere ecc. Lo trovi su Google Play Libri per una dozzina di euro, ed è davvero utile.
      – molto tecnico è “La Progettazione dei Giochi da Tavolo” di Walter Nuccio. 500 pagine di sola analisi di meccaniche e dinamiche nei giochi. Tutta la parte legata al test, allo sviluppo del prototipo o alla proposta agli editori è assente, ma è un testo di valore unico per farsi un bagaglio tecnico concettuale. Questo lo trovi solo in cartaceo, ed è un libro enormemente soddisfacente ma piuttosto impegnativo.
      – leggero, piacevole e compagnone è “Boardgame that tell stories” di Ignacy Trzewiczeck. Per pochi euro in kindle hai un testo fatto di soli episodi, senza quasi tecnicismi, che però possono essere molto utili a mio avviso per l’aspirante autore. Ignacy infatti parla dello stress da fiera, o dell’ispirazione stagnante, degli stalli in fase di sviluppo o dei momenti brevi di trasporto creativo.. tutte fasi che un aspirante autore dovrà attraversare ma che, se disinformato, potrebbero scoraggiarlo o fargli credere di essere su una strada sbagliata piuttosto che sul naturale percorso di sviluppo che può portare alla pubblicazione e al successo.

      Leggi questi libri, ed altri che scoprirai informandoti, e resta in contatto con siti, eventi e community dedicate.

      In bocca al lupo!
      Ale Friend.

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