Il mestiere del game design: mercato internazionale

Guardare e aspirare da subito al mercato internazionale? Se sì, come rivolgercisi?

ANDREA ANGIOLINO: Il mercato italiano non è mai stato particolarmente interessante: poche aziende grandi, con creativi interni e scarsa apertura a collaborazione. Ma a metà degli anni ’90 vari editori italiani medi e piccoli hanno iniziato a proporsi direttamente all’estero, magari collaborando con colleghi d’Oltralpe. Da allora l’editoria italiana è divenuta un bello strumento per raggiungere il successo, per un autore, ma sempre perché si guarda anche e soprattutto al mercato estero.

Le modalità per uscire dai confini sono diverse. Un autore può contattare editori italiani ma anche direttamente stranieri, magari andandoli a conoscere di persona nelle fiere di settore. Di norma essi tendono a prendere diritti mondiali dei giochi che pubblicano e a spingerli loro stessi all’estero; se vi accorgete però che l’editore con cui state concludendo un contratto non è particolarmente forte in altri paesi, potete provare a cedergli i diritti per i soli luoghi ove opera e contattare direttamente altri editori per gli stati scoperti. 
Un’altra possibilità è affidarsi a un agente: penserà lui a piazzare i vostri giochi nei vari paesi. Il vantaggio è che se un editore compra i diritti di un vostro gioco per tutto il mondo è poi lui a trattare le cessioni senza necessariamente darvi visibilità di quello che fa, salvo poi alla fine corrispondervi la vostra parte di guadagno; un agente costa meno (si tiene una percentuale più bassa di quello che entra rispetto a un editore) e vi porta i contratti da firmare, lasciandovi piena visibilità e pieno controllo sulle decisioni.

ANDREA CHIARVESIO: Ci sono tanti modi e non sono per niente certo di averne trovato uno che funzioni. Su questo punto credo che leggerò le risposte dei colleghi e prenderò ispirazione da loro, dato che non mi ritengo per niente bravo in questo, dato che in pratica ho sempre e solo pubblicato per editori italiani (sono poi stati loro, o la forza del gioco stesso, a far sì che i giochi arrivassero oltreconfine).

DANIELE TASCINI: A questo punto ho praticamente risposto prima… secondo me sì… bisogna frequentare le fiere internazionali e prendere appuntamenti con gli editori. All’inizio è più dura, ma prima di tutto bisogna assicurarsi di avere un prodotto di qualità, e bisogna essere i primi censori di se stessi: senza pietà, altrimenti non si arriva da nessuna parte.

SIMONE LUCIANI: Il mercato internazionale è ormai una necessità per quasi tutte le case editrici, tutte hanno distributori e partner in tutto il mondo. Quindi la scelta che faccio è solamente sulla qualità e serietà della casa editrice, e sulla compatibilità della sua linea editoriale con il nostro gioco.

GABRIELE MARI: Se non si hanno problemi con l’inglese, perché limitarsi al ristrettissimo mercato italiano? Per farlo è sufficiente riempire un trolley di prototipi, andare alla fiera di Essen o di Norimberga e prendere appuntamento con tutti gli editori presenti. Se non ne avete voglia (ma dovreste averla), qualcuno può fare questo per voi. Ad esempio, Sir Chester Cobblepot 😉

WALTER OBERT: Con umiltà ma credendo in noi stessi. Se non ci credi tu nei tuoi progetti come potrebbe crederci un altro? Oggi il mondo è relativamente piccolo ed è facile entrare in contatto con gli editori, anche quelli importanti. Poi per convenienza e comodità i mercati nazionali hanno la preferenza, ma io per principio non escludo mai nessuna strada.

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