PERCHE’ SI’: Dixit

Ed ecco a voi, DIXIT! Praticamente la scoperta dell’America. 

Se siete gamer da tavolo, conoscete già molto bene questo titolo; se non lo siete e vi state informando sul web, è fra i primi che avete sentito nominare. Se invece siete guidati in questo mondo da qualcuno, lo incontrerete molto a breve.

Perché? Perché Dixit è probabilmente il miglior gioco per far giocare tutti, ma proprio tutti, tutti tutti tutti inclusi quelli che “Io? giocare? Naaahh.” 

E’ un gioco atipico, particolare, in cui non si vedranno i ragionamenti tipici del moderno gioco da tavolo (niente cenacoli su strategia e ottimizzazione dunque). E’ un filler, un gioco riempitivo che per un’oretta dopo aver mangiato o in compagnia di amici, famiglie e figli permette di trascorrere del tempo sorprendente, meraviglioso e piacevole – all’insegna di intuito, fantasia e immaginazione.

E vi racconto un aneddoto in questo. Nel giro di un paio di anni, scoperto il moderno mondo dei giochi da tavolo, mi ci sono buttato – con tanto di blog, ludoteca personale in copioso aumento, letture a tema e tutte quelle solite “fissazioni” di noi appassionati ambiziosi.

E la mamma ti osserva e sorride scuotendo sempre un po’ la testa. “Che stai a fà… poi quando ti sarai stufato che ci fai” eccetera eccetera.

Beh, non si è mai proposta per provare qualcuno di tutti questi giochi (il che ci può tranquillamente stare, la mamma è sempre la mamma 🙂 ) ma quando ha provato Dixit ha commentato: “FINALMENTE UN GIOCO INTELLIGENTE”. E me lo ha richiesto in successive occasioni.

Se ci gioca la mamma allora NON ESISTONO PERSONE NON ADATTE A QUESTO GIOCO.

E anzi, tornando seri e uscendo dal mondo gamer di strategie e gestione risorse, io mi auguro sinceramente che resti nella storia, e che tutti fra dieci anni lo abbiano a casa assieme a Scarabeo, Paroliere, Monopoly e i classici che sono arrivati a noi. Poi ai più appassionati daremo pane per i loro denti (è per questo che esistono i canali dedicati).

Ma Veniamo al gioco.

Contenuto-gioco-Dixit

La scatola contiene un segnapunti molto variopinto, integrante al fondo stesso, dei segnalini in legno a forma di coniglietti (uno per giocatori, da 3 a 6), alcune tessere di cartone per scommettere (5 di ogni colore) e un mazzo di enormi carte, coloratissime, oniriche e evocative. Le carte sono il motore totale del gioco, e lo rendono così magico solo e esclusivamente grazie alle meravigliose illustrazioni che riportano. Dixit senza queste illustrazioni è come il poker senza semi e numeri.

Il concetto di gioco è molto semplice (e leggerlo è più difficile che vederlo). A turno un giocatore (il Narratore) sceglie una carta e la intitola. Una parola, una frase, un verso, uno slogan. Tutto quello che vuole, che descriva o si associ all’immagine o anche a qualche suo particolare. La definizione deve essere sfuggente, perché il Narratore fa punti se indovinano alcuni ma non tutti. 

Come dire, lavorate di fantasia. Se tutti indovinano, siete troppo scontati. Se nessuno indovina, siete troppo ermetici. Dixit ci chiede di trovare una alchimia fra ambiguità e somiglianze, dubbi e intuizioni. Non paga la logica rigorosa qui, ma la creatività e l’empatia.

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Come funziona: ogni giocatore a turno impersona il narratore, sceglie una carta da una propria mano e la associa (…descrive? intitola?…) come preferisce. Poi la mette coperta a centro tavola. Ogni altro giocatore sceglie una delle proprie carte e la mette in tavola coperta. Tutte le carte vengono mischiate in segreto. Infine le si scopre, e ciascun giocatore dovrà puntare su una carta, scegliendo quella che secondo lui è stata giocata dal Narratore.

Il sistema dei punteggi è particolare e molto ben coerente con il gioco. Il Narratore come detto deve essere sufficientemente sfuggente da non far indovinare tutti, ma sufficientemente immediato da far indovinare ad alcuni.

Prendiamo in esempio le tre seguenti carte: 

Carte-Dixit

Se io Narratore avessi giocato la carta azzurra a sinistra dicendo “un cielo sereno” beh, nessuno avrebbe dubbi né sbaglierebbe. Tutti indovinerebbero e solo gli altri giocatori farebbero punti. Stesso scenario, all’opposto però, se io dicessi invece “età adulta” – perché magari nella mia mente l’età adulta è quella in cui si forgia con le proprie mani il proprio sogno. Qui nessuno indovinerebbe e non  farei punti.

Ma se scegliessi una definizione ambigua, come “l’insostenibile leggerezza dell’essere” o “vedere con la fantasia” avrei buone probabilità di centrare il bersaglio. Alcuni punteranno sulla mia carta, mentre altri sulla terza. In questo caso faranno i punti sia il narratore sia i giocatori che hanno indovinato.

Eccetto alcuni dettagli sui punteggi, Dixit è tutto qua. 

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Parliamo ora dell’esperienza di gioco offerta da questo famosissimo titolo (vale la pena menzionare il premio tedesco per il Gioco dell’Anno 2010 e gli svariati milioni di copie vendute come credenziale di successo).

Un turno di gioco a Dixit ha 3 momenti di scelta salienti: il primo riguarda solo il narratore, ed è il trovare una definizione, frase o verso evocativa da legare alla carta. Il secondo riguarda i giocatori, ed è lo scegliere fra le carte della propria mano quella che meglio si associa alla frase detta dal Narratore. Il terzo (sempre dei giocatori) è lo scommettere su quale carta puntare, quale sia dunque l’immagine originariamente giocata dal narratore.

Le dinamiche interessanti che si creano sono tutte legate all’ambiguità straordinaria delle carte. Capita spesso che il narratore ne scelga una e che una volta scoperte le altre si abbiano due o tre carte che ben si abbinano alla frase scelta. Pur tenendo conto che ogni giocatore riconosce la propria carta, c’è abbastanza imprevedibilità da garantire sfide avvincenti.

Per quanti hanno un bagaglio umanistico, in questo gioco si esercita un perfetto processo ermeneuticoossia di interpretazione di un messaggio il cui significato non è esaurito in se stesso, ma richiede di essere completato dal bagaglio culturale di chi lo interpreta. Ogni carta, così polisemica e emblematica, è un cerchio non chiuso. Ed è il modello del mondo di ciascun individuo a completare quel cerchio mettendoci del suo.

Questo processo era cruciale per Milton Erickson, un geniale psicoterapeuta del Novecento che ne ha dimostrato l’importanza attraverso le sue terapie e i modelli che ha elaborato. In essi era previsto un “linguaggio abilmente vago“, da lì in poi definito appunto ericksoniano, tale che il soggetto completasse il senso dei dialoghi più profondi proprio attingendo alla sua esperienza individuale. Analogamente a Dixit, il terapeuta è il narratore, e il suo scopo NON E’ appiccicare la propria risposta sull’altro, ma fornire un elemento stimolante affinché il giocatore (in Erickson il paziente) riesca a tirar fuori la sua, personale, risposta migliore.

Ecco perché Dixit è assolutamente imprescindibile se si vuole parlare di Cultura del Gioco. Atipico, originale, intrigantissimo e soprattutto molto molto aperto a tutti.

Da provare certamente, e da avere in ludoteca se siete dei divulgatori.

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Dixit, di Jean-Louis Roubira, per 3-6 giocatori, durata un’ora circa. Il gioco definitivo per far breccia in chi non è giocatore assiduo, ha per i gamer sdoganati una controindicazione: non va giocato troppo spesso, specie con lo stesso gruppo e nell’arco di poco tempo, pena il rischiare una certa ripetitività nei pensieri fatti.

Si trova in commercio intorno ai 30 euro, e già offre diverse espansioni con nuove carte e una versione alternativa (Dixit Odyssey) che porta fino a 12 il numero di giocatori.

Qui la recensione di Giochi sul Nostro Tavolo, di Balena Ludens, e la video recensione di TeOoh su Recensioni Minute

Ale Friend

 

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2 pensieri su “PERCHE’ SI’: Dixit

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