Giocare Arricchisce

Uno dei valori portanti di questo blog e del mio modo di divulgare il gioco è il sapere quanto possa essere stimolante e arricchente per la qualità della vita.

Un appassionato di questo mondo, come un appassionato di sport, fai da te o narrativa non ha certo bisogno di sentirselo dire; lo vive, lo esperisce e ci crede.

Ma un curioso, specie fra i non addetti ai lavori, potrebbe volere chiarimenti sul modo in cui questo hobby può essere così stimolante e utile. 

Ho dedicato diversi articoli per gettare ponti e ampliare prospettive, ma penso sia particolarmente utile fare una panoramica introduttiva qui; e allora accenniamo alcune aree particolarmente vicine alla pratica di quest’hobby. Continua a leggere

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Intervista – Gabriele Mari, game design e educazione

Gabriele, autore di giochi fra cui Lettere da Whitechapel, Whitehall, Hunt for the Ring e Raccontami una Storia lavora a stretto contatto con Sir Chester Cobblepot, una casa produttrice che si impegna ad avere un alto profilo qualitativo.

 E’ però anche padre, educatore tout court ed educatore “ludico”, dato che si occupa di creare veri giochi educativi per bambini affetti da forme autistiche. Questo bagaglio di competenze ne fa una persona titolata come non molti a vedere i nessi fra giochi ed educazione.

 Questa intervista vuole proprio sviscerare alcuni di questi ponti, sorprendentemente solidi, che si intravedono fra gioco, educazione, formazione e design/progettazione. Proveremo a parlare di filosofia, concezioni e casi. Ci auguriamo di darvi spunti utili Continua a leggere

Intervista: Spartan e 7 Wonders Duel Solo mode

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Sono rimasto dichiaratamente colpito dall’intelligenza della variante solitario di 7 Wonders Duel; forse perché è la prima volta che mi trovo davanti ad un bot così ben articolato di origine amatoriale, ma trovo che sia davvero un lavoro da osservare e su cui farsi domande. Ecco perché ho pensato a questa intervista, in modo da fornire risposte a chi, come me, può chiedersi spontaneamente qualcosa nel vedere il gioco in questa variante.

1 – Ciao Spartan; dedichiamoci tutto il tempo necessario per sviscerare il discorso. Cominciamo da te: che persona sei e che mentalità hai? La tua forma mentis può essere espressa dalla tua professione, dal tuo modo di essere gamer o da altri hobby e altra formazione avuta. Facci capire di più su chi è l’autore di Solo:

«Innanzitutto un saluto a te e a tutti i lettori. Partiamo subito! Penso che il miglior modo per descrivermi sia riportare il trafiletto di un articolo scritto sul sito della Tana dei Goblin dal mio amico di lunga data  Agzaroth. Eccone un assaggio:

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Giochi da Tavolo e “Competenze Chiave” nel Mercato #1

Voglio condividere qui alcuni spunti ed analogie che ho riscontrato fra l’hobby del gioco da tavolo e le “Competenze Chiavedelineate da alcuni programmi di ricerca europei studiati per un esame.

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Noi appassionati, come probabilmente saprete, crediamo moltissimo nel valore formativo del gioco moderno (ossia il gioco frutto di un game design maturo). Ancora pochi però sono i riferimenti accademici e scientifici cui appellarsi nel presentare questi concetti. Ecco perché a mio avviso cercare questi ponti è al momento utile e importante.

Durante un esame ho studiato le cornici concettuali e metodologiche di alcuni programmi europei realizzati per inquadrare lo stato dell’educazione/formazione e la sua importanza nella popolazione adulta. 

Uno di questi progetti, chiamato DeSeCo e avviato nei primi anni Duemila dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), aveva il cruciale compito di DEfinire e SElezionare le COmpetenze Chiave, ossia quelle competenze ritenute fondamentali nel mondo di oggi a prescindere dal settore professionale. Ne sono emersi risultati davvero interessanti, cui mi appoggerò qui per un ponte col mondo dei Giochi da tavolo. Continua a leggere

Giochi da tavolo e “Competenze Chiave” nel mercato #2

VENIAMO ORA ALLE COMPETENZE CHIAVE

Se finora si è parlato di competenze in generale, vediamo cosa è emerso con DeSeCo nella ricerca di quelle cruciali: ai diversi paesi partecipanti è stato chiesto di sottolineare delle competenze chiave, che poi sono state vagliate dal team di ricerca OCSE.

Per assurgere a competenze chiave, appunto, queste devono essere basilari e valorizzabili in qualsiasi contesto del mondo moderno, o quasi, senza distorsioni culturali (cosa che, banalizzando, boccerebbe competenze legate alla storia, alla geografia o alla matematica, dacché competenze acquisibili e valide sono in contesti circostanziali. Basti pensare che in America non si studiano il medioevo o la storia d’Europa, e tali competenze non sono così basilari. La stessa matematica, che è molto abbracciata a concetti come il QI è relativa, perché non può misurare l’intelligenza di persone al di fuori del nostro sistema di alfabetizzazione.)

Più di 600 competenze sono giunte ai ricercatori, che hanno dovuto sgrossarne l’insieme e cercare un substrato comune. A cosa sono arrivati dunque? Continua a leggere

IL MESTIERE DEL GAME DESIGN – Intervista multipla

E’ con enorme piacere che vi presento questo pezzo, del quale sono estremamente fiero;

da studente di Formazione e Sviluppo delle Risorse Umane, appassionato di psicologia dell’apprendimento, sviluppo delle competenze e quant’altro, quando ho scoperto il mondo della progettazione dei giochi da tavolo non ho potuto non chiedermi da subito cosa cercare per approfondire – imparare le procedure, avvicinarmi alla mentalità del progettista e descrivere meglio come si pone nel suo lavoro.

In seguito ad Idea G Roma, di cui ho parlato qui, è nata l’idea di una intervista approfondita – e da bravo entusiastone quale sono ho messo in mezzo molti dei nostri game designer più prestigiosi o sulla cresta dell’onda.

A questa intervista sinottica dunque rispondono Walter Obert, Andrea Angiolino, Andrea Chiarvesio, Simone Luciani, Daniele Tascini, Gabriele Mari, Erik Burigo e Stefano Castelli. Buon divertimento.

Due considerazioni in partenza. Essendo spaziosa, ho preferito organizzare l’intervista in sotto articoli: qui avrete dunque il totale delle domande. Cliccando su ciascuna potrete andare a leggere le risposte di tutti gli autori. Vi richiederà qualche click in più, ma non avrete davanti un testo a scorrimento infinito e potrete leggerla in parti coese. Continua a leggere

LEARNING ON (THE) BOARD: Giochi da Tavolo e pratica di Apprendimento Adulto(3)

Chiudiamo con questa sezione la passeggiata fra le idee di Malcolm Knowles e la pratica di gioco da tavolo, la cui profondità e ricchezza di stimoli si svela a tutti i giocatori che abbiano un po’ di costanza e dedizione.

Ci siamo lasciati dopo aver parlato dei 6 principi di apprendimento adulto, e aver evidenziato come feedback reciproci, punteggi autodiagnostici e simulazione siano 3 caratteristiche talmente portanti nella pratica di gioco da tavolo da non richiedere nemmeno un commento (e infatti lascerò che siate voi a trarre delle valutazioni su questo punto…)

Ora incontreremo un po’ di idee sparse sull’apprendimento adulto, e valuteremo insieme come queste si esprimano nell’attività che stiamo analizzando. Continua a leggere

LEARNING ON (THE) BOARD: Giochi e Apprendimento – Giochi e Sviluppo Umano

Dopo aver visto il quadro generale fra gioco e apprendimento e la relazione fra giochi e didattica in senso stretto  concludiamo il nostro excursus andando a un livello più umanistico e profondo.

Mi appello qui a un testo che per me potrebbe costituire un perfetto punto di avvio per tutti coloro che vogliano approfondire il tema della crescita e dello sviluppo umano: il Manuale del Coach di Robert Dilts.

Dilts vanta una carriera di consulente e coach di altissimo livello internazionale, per Apple, HP, Fiat e svariate altre compagnie internazionali. E’ uno di quei professionisti pienamente affermati nel mercato internazionale che ha scritto numerosi libri divulgativi, conducendo anche seminari in tutto il mondo. A questo però aggiunge una formazione accademica di altissimo livello, avendo studiato proprio con il già citato Gregory Bateson (un antropologo/psicologo geniale e poliedrico, che fu capace di concepire un concetto avanguardistico quale quello di Ecologia della Mente già nel 1972) e con Milton Erickson, genio della psicoterapia.

Questo bagaglio permette a Dilts – a mio avviso – di essere un ottimo modello di professionalità comunque in armonia con la ricerca scientifica.  Il suo Manuale del Coach infatti è pieno di spunti, esercizi e tecniche che è possibile adottare per veicolare la crescita e l’apprendimento, ma fornisce anche un solidissimo e convincente modello descrittivo, su cui voglio spendere due parole proprio in accordo con i giochi da tavolo. Continua a leggere

LEARNING ON (THE) BOARD: Giochi e Apprendimento – Dimensione Ludica e Didattica

Riprendiamo da qui (Concetti Generali) il discorso generale su come i giochi possano interagire con l’apprendimento.

Se dunque le dinamiche dell’apprendimento sono le stesse in ogni apprendimento, possiamo ragionevolmente credere che giocare arricchisca, già solo come palestra per le capacità apprenditive. Ora però riflettiamo un momento su come il gioco possa farsi non propedeutico alla didattica, ma didattico esso stesso.

Un gioco (da tavolo nel nostro caso, ma anche in senso esteso) può allenare delle capacità: teatrali e recitative, cinestesico-motorie, matematiche, spaziali/geometriche, strategiche/gestionali, di gestione emotiva, flessibilità e adattamento – a seconda del genere di gioco. (Nello specifico i giochi di stampo german/europeo che tratto spesso in questo blog sono fortemente inclini agli ultimi cinque set di capacità menzionate.)

Richiamando le Intelligenze multiple proposte dallo psicologo Howard Gardner, avremmo di sicuro in molti giochi la possibilità di valorizzare Intelligenza Linguistica, Logico-Matematica, Spaziale, Interpersonale, Intrapersonale. Almeno 5 sulle 9 intelligenze da lui descritte sono palesemente nutrite dai giochi da tavolo moderni, a cui potremmo aggiungere l’Intelligenza corporeo-cinestesica in alcuni party game di destrezza e colpo d’occhio (Jungle Speed, Dobble, Loony Quest). Continua a leggere

LEARNING ON (THE) BOARD: Giochi da Tavolo e pratica di Apprendimento Adulto (2)

 

Torniamo finalmente a parlare di Formazione e Apprendimento negli individui adulti, ancora agganciandoci a Malcolm Knowles (i seguenti estratti vengono dal volume “The making of an adult educator”; in italiano inspiegabilmente tradotto come “La formazione degli adulti come autobiografia”). 

La scorsa volta ci siamo lasciati parlando dei 3 approcci: condizionamento (comportamentismo), didattica (cognitivismo), umanistica.

Riprendiamo velocemente da dove abbiamo interrotto.

Nella Pratica del Gioco da Tavolo, abbiamo Comportamentismo in quella fase iniziale, talvolta indigesta e poco piacevole, in cui siamo passivi apprendisti delle regole di gioco.

Nella psicologia sperimentale il comportamentismo è rappresentato dal condizionamento del topo nella gabbia che impara a spingere il pulsante poiché ogni volta che lo fa riceve del formaggio da una macchina. “Faccio così perché è così che funziona“. Ecco, le primissime fasi di apprendimento sono “Faccio così perché così dice di fare il regolamento o lo spiegatore.” Continua a leggere